sabato 4 novembre 2017

Maria Antonietta nelle vesti di Ebe

Maria Antonietta a 18 anni in un dipinto di François Hubert Drouais che la ritrae nelle vesti di Ebe, la coppiera degli dei, intenta a versare nettare al padre Zeus, nelle vesti zoomorfe di un'aquila. 

Simbolo di eterna giovinezza, di grazia e di purezza, il mito di Ebe trovò larga fortuna tra le signore dell'alta società che richiedevano espressamete di essere ritratte nelle vesti della dea; innumerevoli sono i ritratti allegorici dell'epoca ispirati a questa figura mitologica.
Il successo di Ebe fu probabilmente dovuto al fatto che le signore cercavano di rispolverare miti meno noti per stupire con nuovi soggetti e dimostrare così la propria erudizione.

Il ritratto che oggi si trova a Chantilly (Museo Condè) fu commissionato da Luigi XV, da mettere come soprapporta assieme al ritratto della contessa di Provenza nelle vesti di Diana, per il suo gabinetto a Choisy. 


L'anello di Fersen

Ricostruzione dell'anello inviato dalla regina a Fersen
Di recente il sito Historiae Secrets ha messo in vendita la ricostruzione dell'anello che Maria Antonietta inviò a Fersen per mezzo del conte Valentin Esterhazy. 

La regina scrive infatti al suo amico ungherese in data 5 settembre 1791: "Sono lieta di trovare questa occasione per inviarvi un piccolo anello che sicuramente vi farà piacere. Si vende qui in modo prodigioso da tre giorni e si fa molta fatica a trovarne. Quello che è circondato dalla carta è per Lui; fateglielo portare per me; è giusto la sua misura; l'ho portato due giorni prima di imballarlo. Ditegli che è da parte mia. Non so dove sia, è uno spaventoso supplizio non avere nessuna notizia e non sapere neppure dove dimorano le persone che si amano...".

Il conte Valentin Esterhazy amico devoto di Maria Antonietta


Esterhazy ricevette in effetti due anelli, uno per sé, e un altro per Fersen. E' interessante notare che la regina si riferiva a Fersen chiamandolo "Lui" con la "L" maiuscola, esattamente come Fersen si riferiva a lei chiamandola "Elle" con la "E" maiuscola. I due anelli dovevano essere identici e lo stesso Esterhazy, in una lettera alla moglie che si trovava in Russia, in data 21 ottobre 1791, ce ne fornisce una descrizione:


venerdì 27 ottobre 2017

Fersen e l'anello di Luigi XVI

Il conte di Fersen
E' la notte del 21 giugno 1791. La famiglia reale, con l'aiuto del conte di Fersen, è fuggita dalle Tuileries e viaggia su una berlina guidata dallo stesso conte. Fersen vorrebbe condurre lui stesso i reali a Montmédy dove avrebbero trovato le truppe di Bouillé ma Luigi XVI fa arrestare improvvisamente il convoglio ed ordina a Fersen di andare via. Gli storici si sono a lungo chiesti il motivo di questo ordine; ufficialmente il re non voleva che il conte mettesse a repentaglio la sua vita per condurli in salvo ma quasi certamente in questa decisione giocò molto anche il senso di dignità del sovrano. Luigi XVI non ignorava il legame che c'era tra il conte e Maria Antonietta, ed avere al suo seguito il presunto amante di sua moglie, era troppo anche per un tipo flemmatico come lui.
Prima di separarsi il re donò a Fersen un anello; era un anello d'oro in granato con incisa l'effige di Diana cacciatrice; un debito d'onore per la dedizione dimostrata dal conte alla famiglia reale. 


Tre anni più tardi Fersen affidò il prezioso anello al duca di Brunswick, sconfitto a Valmy, nella speranza che l'anello potesse un giorno tornare nelle mani del legittimo re, il piccolo Luigi XVII.

mercoledì 11 ottobre 2017

Versailles segreta

La scala dei "Dupes". La scala prende a prestito il nome di una giornata passata alla
storia come "Il giorno degli ingannati" che decise la sorte di Maria de'Medici
mandata in esilio per volere del figlio Luigi XIII su istigazione del cardinale Richelieu.
La scala è la più antica del palazzo e risale appunto a Luigi XIII. Dall'aspetto medievale
il passaggio non era destinato ad un uso pubblico e di conseguenza pareti e gradini
non furono decorati. Maria Antonietta utilizzava questa scala per raggiungere il suo bagno
a piano terra. Il passaggio congiungeva gli appartamenti privati della regina al piano nobile
con gli appartamenti privati della regina al secondo piano e arrivava direttamente
nell'appartamento destinato al conte di Fersen che si trovava al secondo piano.

Come ogni castello che si rispetti, anche Versailles ha i suoi passaggi segreti. Tali passaggi erano principalmente usati dalla servitù per divincolarsi in quel dedalo di stanze, appartamenti, corridoi che era la reggia; all'occorrenza venivano usati per raggiungere discretamente luoghi di appuntamento e appartamenti privati. Molto nota la scala segreta che collegava l'appartamento di Madame de Pompadour a quello privato di Luigi XV. Pare che la duchessa di Mirepoix disse alla Pompadour: "Quel che ama il re è la vostra scala".

Un aneddoto narrato da Clery e riportato anche da Pierre de Nolhac nel suo libro "Marie Antoinette à Versailles", ci apre uno scorcio su questi passaggi: 

"Un giorno la Regina, aprendo con forza l'ultima porta del corridoio che comunicava con l'appartamento di sua figlia, ruppe nella serratura il passe-partout che serviva ad aprire tutte le altre porte in modo che, dopo aver richiuso quella appena varcata, Sua Maestà si trovava imprigionata in un corridoio buio, ricevendo della luce solo da un oeil-de-boeuf che dava sul gabinetto dove mi trovavo. La Regina mi vide attaverso la vetrata, bussò, e forzando un po' la voce, mi ordinò di andare nei suoi piccoli appartamenti a cercarle un altro passe-partout. Non si trattava di un lungo tragitto ed era appunto per evitarlo che questi corridoi erano pratici. Fui talmente rapido ad eseguire i suoi ordini che, non potendo sapere che fossi già io che stavo arrivando, ella ebbe un moto di spavento. Il pezzo del primo passe-partout era rimasto nella serratura, e questo impediva di servirsi di quello che avevo portato io; così la Regina non potendo arrivare per di là all'appartamento della figlia si vide costretta a ritornare al suo. Ella mi fece l'onore di appoggiarsi al mio braccio, e la ricondussi al suo appartamento. Sopraggiunse il re e la regina gli raccontò la storia del passe-partout.
Un momento dopo, Luigi XVI, tornò munito di strumenti da fabbro: - Venite, Madame - disse alla Regina - andiamo a riparare l'incidente del passe-partout. 
La serratura fu presto smontata e la Regina andò da sua figlia.
Ma il Re volle completare la riparazione. Restato per fargli luce, fui testimone di una scena molto comica.
Il Re aveva rimontato la serratura, e, per provare se la chiave girava bene, era uscito da questo lato del corridoio; la luce che tenevo in mano non rischiarava l'altro lato; si trovò quindi all'oscuro. Il caso volle che Delmas, valletto di camera, aspettasse un fabbro per lavorare nell'appartamento di Madame. Vedendo un uomo che gli voltava le spalle e che faceva muovere la chiave in tutti i sensi, lo prese per questo operaio, si avvicina e lo colpisce in modo un po' brusco sulla spalle e gli dice: -Ehi! vecchio, vi fate ben aspettare!
Il Re apre la porta, si gira, e Delmas, riconoscendo il suo padrone, caccia un grido di spavento. La Regina, che lo sente, accorre nell'appartamento di Madame e vede da un lato Delmas spaventato, e dall'altro il Re che ride a crepapelle e che scuote le spalle. Le loro Maestà, toccate dalla confusione del povero Delmas, lo rassicurarono con bontà".

martedì 12 settembre 2017

Maria Teresa. La sovrana riformatrice che salvò l'impero degli Asburgo

Maria Teresa d'Austria in un magnifico ritratto ottocentesco del
pittore Alois Hans Schram, 1894
Il 13 maggio 1717, nasceva Maria Teresa d'Austria. Quest'anno se ne celebra il tricentenario e ovviamente a Vienna non sono mancati mostre ed eventi per rendere omaggio a questa grande donna che fu madre di Maria Antonietta. 
Scrisse di lei Federico il Grande: "Ella introdusse nelle sue finanze un ordine e un'economia ignoti ai suoi predecessori, e sotto i suoi auspici l'esercito acquistò un tale grado di perfezione quale non era mai stato raggiunto sotto nessuno dei suoi predessori. Una donna attuò un disegno degno di un grande uomo." Parole bellissime e dense di ammirazione che diventano ancor più significative se si considera che provenivano da un misogino per antonomasia che con Maria Teresa fu sempre ai ferri corti.

Pare dunque impossibile che in Italia questa grande sovrana, cui soprattutto la Lombardia deve molto, sia stata così poco ricordata in questo anno che ne celebra il suo trecentesimo compleanno. Solo qualche evento locale ma pur sempre di nicchia, alcune vecchie biografie ristampate, nessun programma televisivo in prima serata che parlasse in maniera approfondita di lei. E' perciò degna di nota la recente uscita di una nuova biografia dell'imperatrice, data alle stampe nel maggio di quest'anno: "Maria Teresa. La sovrana riformatrice che salvò l'impero degli Asburgo".

Ce ne parla in maniera più approfondita l'autrice, Licia Campi Pezzi, già nota per altre due biografie “Sissi. La regina delle Dolomiti” e “Francesco Giuseppe. Una dinastia al tramonto”:



Perché una biografia su Maria Teresa?

Con il trecentesimo anniversario della nascita dell’imperatrice sono stati pubblicati vari libri su di lei, anche da case editrici importanti. Mi ha però stupito che fossero in massima parte riedizioni e non lavori originali, come se questa grande protagonista della storia non meritasse uno studio approfondito e qualche sforzo in più per mettere in luce nuovi aspetti della sua personalità.
Leggere e scrivere sono state le mie grandi passioni fin da ragazzina: anche oggi, la mia casa è piena zeppa di libri anche in posti insoliti,  dalla soffitta, al terrazzo, per finire nel bagagliaio della mia auto.
Oltre a scrivere, insegno presso il Liceo Russell di Cles, ma spesso mi rendo conto che l’occupazione che mi assorbe di più è quella di mamma: incredibilmente, i figli hanno sempre bisogno di qualcosa! Questo è un altro dei motivi per i quali ho deciso di scrivere un libro su Maria Teresa. Mi chiedevo come avesse fatto, avendo avuto ben 16 figli, a svolgere egregiamente un ruolo tanto impegnativo come quello di imperatrice. 

Cosa ti ha affascinato di lei?

In molte sue lettere, si capisce che si considerava comunque una madre di famiglia ed è curioso notare che spesso i documenti di Stato da lei esaminati, portano macchie di caffè. Era inoltre una persona molto umile, che si avvaleva di parecchi collaboratori, anche se alla fine si assumeva la responsabilità di decidere in prima persona. 
Un altro aspetto che mi ha sempre affascinato di lei è l’introduzione dell’istruzione obbligatoria. Essendo un’insegnante, ritengo questa riforma davvero fondamentale e in grado di cambiare il mondo. Inoltre, visto che vivo in provincia di Trento ho avuto modo di studiare quanto sia stato importante per i sudditi dell’Impero poter accedere  all’istruzione obbligatoria a partire dal 1774, mentre nel Regno di Savoia ( e poi d’Italia) la prima riforma di questo genere porta la data 1859. Maria Teresa prescrisse sei anni di scuole elementari sia per i maschi che per le femmine e i più feroci oppositori della sua riforma furono proprio i contadini che non riuscivano a capire perché anche per i loro figli, destinati al lavoro dei campi, la cultura fosse importante.
Maria Teresa, pur essendo l’unica donna ad aver regnato, tra gli Asburgo, rappresenta un modello cui si ispirarono anche molti imperatori successivi, come Francesco 'Giuseppe.

Francesco Stefano e Maria Teresa ai tempi del loro governo in Toscana

Una sovrana che amava definirsi soprattutto la "madre" dei suoi sudditi ma che non rinunciò per questo alla sua sfera privata. Che cosa ti ha colpito di questo aspetto?

Riguardo alla vita privata di Maria Teresa, mi ha colpito il rapporto con il marito Francesco Stefano, davvero difficile da decifrare, soprattutto per noi del XXI  secolo.  Pur ritenendolo ( a ragione) incapace di governare ed essendo a conoscenza delle sue avventure extraconiugali, la rigorosa Maria Teresa, lo considerò fino alla sua morte e oltre il suo “adorato signore”. Per lei, il tradimento era insito nella natura maschile e infatti una delle sue frasi più celebri è “Per abolire la prostituzione, bisognerebbe abolire gli uomini.”
Un altro punto molto importante, riguarda la nostra percezione di Maria Teresa, che ricaviamo dai ritratti. Pensiamo sempre a lei come una donna anziana, vestita di nero, dall’espressione severa. Nel mio lavoro ha voluto dedicare spazio alla giovane Maria Teresa, che era stata allegra, esuberante e amante del ballo e dei divertimenti. 

Una splendida e giovanissima Maria Teresa in un pastello di Rosalba Carriera

Maria Teresa fu la madre di Maria Antonietta. Potresti riassumerci il tipo di rapporto che c'era tra di loro?

Riguardo al rapporto di Maria Teresa con Maria Antonietta, ho attinto dalla loro corrispondenza e ciò che mi ha colpito di più è stato  l’ascendente che l’imperatrice sapeva esercitare sulla figlia, anche se dopo il suo matrimonio non si videro più. Maria Teresa era una madre affettuosa, ma per lei lo Stato veniva al primo posto e pretendeva che fosse così anche per i figli. Per Maria Antonietta, l’affetto più importante era stato il padre, che perse ad appena dieci anni e in lei si trovano molti aspetti del suo carattere, sicuramente meno rigido e più propenso a godersi la vita rispetto a Maria Teresa. 

Hai indubbiamente condotto delle ricerche per poter scrivere questa nuova biografia che personalmente non vedo l'ora di leggere. Che tipo di lavoro hai svolto?

Per i  miei libri, cerco sempre di consultare le fonti originali in tedesco e devo ammettere che questa volta, con i testi scritti in caratteri gotici, ho avuto parecchie difficoltà, ma alla fine ne è valsa la pena.

Grazie Licia per la tua disponibilità e per averci fatto conoscere in maniera più umana questa grande donna.

Grazie a voi!


L'autrice:
Licia Campi nasce nel 1971. Laureata in Scienze Politiche, abita a Campodenno, provincia di Trento. Sposata da diciotto anni con Alessandro è mamma di tre figli: Alessio, Alessandra e Fabio. Ha pubblicato il suo primo romanzo a puntate (giallo) a 17 anni sul quotidiano locale “L’Adige” e nel 1999 il romanzo storico “Un muro di ghiaccio” con l’editore Curcu & Genovese, con il quale ha pubblicato anche “Aurora von Trapp” e due romanzi gialli, prima di dedicarsi alla saggistica con “Sissi. La regina delle Dolomiti”, “Francesco Giuseppe. Una dinastia al tramonto” e appunto, “Maria Teresa” pubblicato nel maggio 2017. 
Con le Edizioni Paoline, nel 2009 ha pubblicato un altro saggio storico "Amare. Storie di madri coraggiose.” Un suo articolo su Cesare Battisti è stato incluso nel libro edito da Mondadori nel 2006 “Narrare la storia. Dal documento al racconto”. 

domenica 11 giugno 2017

I capelli di Maria Antonietta

Maria Antonietta in un ritratto di Jean-Laurent Mosnier con
una tipica acconciatura piramidale
Maria Antonietta è nota soprattutto per le sue stravaganti acconciature. Nel corso degli anni la regina cambiò spesso look dettando le tendenze anche nel campo dell' hairstyle. Tuttavia prima di diventare la musa ispiratrice dei parrucchieri dell'epoca, Maria Antonietta aveva avuto dei problemi con i suoi capelli. E' noto infatti che prima di partire per la Francia venne inviato precipitosamente a Vienna un famoso parrucchiere parigino, certo Larsenneur, perchè rimediasse in qualche modo, al disastro che la governante di Maria Antonietta, la contessa Brandeiss, aveva combinato sulla chioma dell'arciduchessa. A furia di appiattirla sotto una larga fascia di cotone, e legarla strettamente dietro la nuca, la chioma era diventata floscia e snervata, mentre la fronte si era alzata di mezzo palmo.

Il principe Starhemberg scriveva:

  "L'imperatrice si illude che un uomo eccellente nel suo mestiere riesca a correggere, o per lo meno a nascondere, questo piccolo difetto o con un particolare taglio o con l'impiego di qualche rimedio innocuo studiato per favorire la crescita dei capelli di cui la fronte è rimasta sguarnita, o magari, in breve, con la pena che si darà per acconciare il tutto in modo che si addica al viso".

Larsenneur aveva servito la moglie di Starhemberg quando il principe dimorava a Parigi; non era un parrucchiere brillante ma si dimostrò adeguato al compito escogitando una pettinatura "semplice e decorosa", con i capelli tutti all'indietro, gonfi ai lati e rialzati sulla sommita del capo. Maria Teresa si disse soddisfatta ma un po' meno lo fu Maria Antonietta che essendo una ragazzina non ebbe il coraggio di obiettare. Si limitò solo, quando non era vista, a tirare i capelli più avanti, creando lei stessa una linea più aggraziata e sbarazzina che le dava un aspetto meno tirato e meno adulto.

giovedì 8 giugno 2017

L'orfanella del Tempio


Madame Royale in un'incisione che la rappresenta nel periodo della fuga di Varennes
Testimone oculare degli episodi più tragici vissuti dalla sua famiglia, Madame Royale fu anche l'unica sopravvissuta alla strage dei reali. Con la madre e il fratellino si ritrovò sul balcone di Versailles la mattina del 6 ottobre 1789 e le immagini delle teste delle due povere guardie issate sulle picche dovettero rimanerle impresse per sempre nella memoria; condotta a Parigi con la famiglia, visse il dramma di Varennes e l'assalto alle Tuileries. Ma sicuramente fu la tragedia del Tempio, in cui perse via via tutti coloro che amava e in cui cessò di essere tutto ciò che era stata fino a quel momento, il periodo più sconvolgente. Tre anni, dal 1792 al 1795, anni che avrebbero dovuto essere i più belli e spensierati della sua vita; aveva 14 anni quando entrò in quella prigione e ne uscì che ne aveva 17, un tempo lunghissimo se rapportato alla visione temporale di un adolescente.
Una principessa rinchiusa in una torre; potrebbe sembrare l'incipit di una fiaba dei Grimm ma la sua vita fu tutto fuorché una fiaba.

domenica 4 giugno 2017

Storia di Maria Antonietta di Edmond e Jules de Goncourt

Dal 18 maggio scorso, la Sellerio ha finalmente ridato alle stampe la biografia di Maria Antonietta scritta nel 1858 dai fratelli Goncourt. L'ultima edizione italiana, risaliva addirittura al 1932 ed è quindi un motivo in più per acquistare questa biografia che non può mancare nelle librerie degli appassionati della Reine. 

Nella vecchia edizione spiccavano le belle incisioni in acciaio di Gustave Staal che ricostruivano alcuni momenti della vita di Maria Antonietta; la nuova edizione contiene un'ottima introduzione di Francesca Sgorbati Bosi. 

La biografia risente un po' del tempo e andrebbe letta solo dopo aver appreso con più senso critico la storia di Maria Antonietta. I fratelli Goncourt si lasciano infatti prendere la mano, innamorati come sono del personaggio e come tali, pur non scrivendo cose errate, sono smaccatamente di parte. 

Probabilmente quando scrissero il libro, molti documenti oggi consultabili, non erano ancora disponibili, inoltre l'esecuzione della regina era ancora qualcosa di piuttosto vicino nel tempo e la biografia risente infatti della riabilitazione/santificazione di Maria Antonietta avvenuta già prima della Restaurazione. Già Napoleone aveva infatti pronunciato delle belle parole per la regina, vittima sacrificale della Rivoluzione.

mercoledì 24 maggio 2017

La cerimonia del "Coucher du roi" sotto Luigi XVI

La cerimonia della messa a letto del re prevedeva una serie di riti e precedenze esattamente come al "lever".

Sotto Luigi XIV questi cerimoniali erano molto più articolati e la musica rivestiva in tali occasioni un ruolo importante in quanto sottolineava la "divinità" del sovrano.

Nacquero così composizioni come le Sinfonie per la cena del re di Delalande o i Trii per il coricarsi del re di Lully. Queste composizioni venivano eseguite frequentemente durante tali riti.

La cerimonia del coucher veniva svolta regolarmente anche da Luigi XVI, nonostante la sacralità della cerimonia avesse ormai perso il suo senso originario e, dalle memorie della Contessa de Boigne, si apprende il modo in cui essa veniva svolta:

“Il "coucher" aveva luogo tutte le sere alle nove e mezza e gli uomini della corte si riunivano nella camera di Luigi XIV (che non era quella dove dormiva Luigi XVI); penso che tutte le persone presentate vi avessero accesso. Il Re vi arrivava da uno stanzino interno seguito dal suo personale, aveva i capelli “pettinati” e aveva tolto le decorazioni degli ordini. Senza fare attenzione a nessuno, entrava nella balaustra del letto; l’elemosiniere del giorno riceveva dalle mani di un valletto di camera un libro di preghiere ed un grande candelabro a due candele; seguiva il Re all’interno della balaustra, gli dava il libro e teneva il candelabro durante la preghiera che era corta. Il Re rientrava nella parte della camera occupata dai cortigiani; l’elemosiniere rendeva il candelabro al primo valletto di camera; questi lo porgeva alla persona scelta dal Re che lo teneva per tutta la durata del coucher. Era una distinzione molto ricercata; così nei salotti della Corte, la prima domanda fatta alle persone al ritorno dal coucher era: “ chi ha avuto il candelabro?” e la scelta, come capita ovunque in ogni tempo, era raramente approvata. Veniva tolto l’abito al Re, poi la veste ed infine la camicia; rimaneva nudo fino la cintura grattandosi e sfregandosi come se fosse stato solo, in presenza di tutta la corte e spesso di molti stranieri di distinzione. Il primo valletto di camera dava la camicia alla prima persona qualificata, ai principi del sangue se ce n’erano di presenti, questo era un diritto e non un favore. Se aveva familiarità con la persona il Re faceva spesso delle finte per indossarla, la evitava, passava vicino, si faceva inseguire e accompagnava questi bei divertimenti con delle grandi risate che facevano soffrire le persone che gli erano sinceramente affezionate. Una volta messa la camicia, metteva la vestaglia di camera; tre valletti di camera slacciavano contemporaneamente la cintura e il cinturino alle ginocchia della culotte, che ricadeva fin sui piedi; ed era così combinato, non potendo camminare con degli ostacoli così ridicoli, che cominciava, trascinando i piedi, il giro dei cortigiani, la cui durata era tutt’altro che fissa; a volte si trattava di qualche minuto, altre volte anche un’ora, dipendeva dalle persone che vi si trovavano. Quando non c’erano dei releveurs, così venivano chiamati dai cortigiani coloro che sapevano far parlare il Re. Il tutto non durava più di dieci minuti. Tra i releveurs il più abile era il conte di Coigny: aveva sempre cura di sapere quale fosse la lettura attuale del Re e sapeva molto abilmente portare la conversazione su quello che prevedeva lo avrebbe messo in risalto. Così il candelabro gli arrivava frequentemente, e la sua presenza offuscava le persone che desideravano che il Coucher fosse corto. Quando il Re ne aveva abbastanza si trascinava indietreggiando verso una poltrona che gli avevano portato al centro della camera, ci si lasciava cadere pesantemente alzando le gambe; due paggi in ginocchio se ne impadronivano contemporaneamente, toglievano le scarpe al Re e le lasciavano cadere con un rumore previsto dall'etichetta. Nel momento in cui lo sentiva, l’usciere apriva la porta dicendo: “Andate Signori”. Tutti se ne andavano e la cerimonia era finita. Tuttavia la persona che teneva il candelabro poteva rimanere se aveva qualcosa di particolare da dire al Re e questo spiega il valore che si dava a questo strano favore…”.


Stanza da letto di Luigi XIV in cui veniva svolta la cerimonia del "Coucher du roi". Luigi XV e Luigi XVI dormivano in un'altra stanza ma la cerimonia del coucher veniva svolta, come da etichetta, nella camera che fu di Luigi XIV.

Stanza da letto privata di Luigi XV e poi di Luig XVI

martedì 23 maggio 2017

Il Salone dei Nobili

Il Salone dei Nobili o Gran Gabinetto della regina, era la sala da ricevimento della consorte del re, e fa parte dell'ambiente denominato: 'Gran appartamento della regina'. In questa sontuosa sala, la regina seduta su una poltrona concedeva udienze ufficiali, riceveva gli ambasciatori e le loro mogli e le dame che venivano presentate al loro ingresso in società. Il soffitto del salone è rimasto uguale a quello del tempo della regina Maria Teresa d'Austria, consorte di Luigi XIV. Michel Corneille dipinse per lei, un'allegoria alla gloria di Mercurio; la divinità viene rappresentata nell'atto di estendere la sua protezione sulle arti e sulle scienze.
Gli specchi, le boiseries, la tappezzeria, il caminetto blu, l'angoliere a cassettoni di Reisener, con bronzi dorati di Gouthièr, furono commissionati dalla regina Maria Antonietta quando, nel 1785, dispose il restauro della sala. Il bellissimo caminetto in marmo turchino contrasta con la tappezzeria verde mela e con le sovrapporte, che rappresentano l'allegoria della pittura e della scultura. La stupenda tappezzeria di damasco color verde mela risale al 1785, realizzata su richiesta di Maria Antonietta che amava quel colore. I dipinti presenti nel salone sono:
-Aspasia in mezzo ai filosofi greci.
-Lala de Cyzique mentre impara la pittura.
-Penelope che tesse la tela.
-Saffo mentre canta e suona la lira.


I mobili, sistemati nel 1785, hanno ritrovato la loro sistemazione originale; i cassettoni e cantonali di Reisener, il dipinto di Luigi XV e i candelabri di Forestier. Si trovano anche copie di alari sul modello originale del 1786; il parafuoco del camino; il pendolo e i suoi candelabri (originariamente nell'appartamento del conte d'Artois); gli sgabelli (portati dal Quirinale da Napoleone e rivestiti in stile Luigi XVI) il fastoso lampadario di cristallo di Boemia costituiscono l'arredamento completo. Manca solo la poltrona sulla quale la regina concedeva udienza, che purtroppo non si è conservata.


Madame de la Tour du Pin, la vita di una dama d'onore alla corte di Maria Antonietta

Molti memorialisti, quando ormai le glorie di Versailles erano tramontate, rievocavano con nostalgia lo splendore di quella corte vanesia e spensierata: gli abiti di seta e il luccichio dei gioielli, la magnificenza dei palazzi illuminati da enormi lampadari di cristallo, gli splendidi saloni da ballo, il portamento incoparabile delle dame e la galanteria dei gentiluomini.
Tra i tanti fortunati scampati alla furia del Terrore e che poterono rievocare in seguito per iscritto cosa fosse la vita alla corte di Maria Antonietta, spicca il nome di Madame de La Tour du Pin. Il suo bel libro di memorie, "Journal d'une femme de 50 ans", è un'incredibile fonte di notizie sugli eventi e le personalità del suo tempo.

Nata Lucie Henriette Dillon, la contessa (divenuta marchesa nel 1825) fu una delle dame del seguito di Maria Antonietta nonché tra le più valide testimoni oculari dei sanguinosi fatti della rivoluzione.

Era la figlia di un militare di carriera irlandese che comandava un reggimento nell'esercito francese, e di una francese molto bella di nome Lucie de Rothe, anch'essa dama d'onore della regina. Lucie era stata, per un certo periodo, amica inseparabile di Maria Antonietta. Purtroppo morì molto giovane, a soli 31 anni, dopo essersi ammalata di consunzione. In quel periodo la regina mandava sempre qualcuno ad informasi sullo stato di salute della sua amica e quando morì pianse lacrime sincere. Il giorno dopo, però, la regina espresse il desiderio di andare al Théatre Française e fu la duchessa di Duras, una dama di corte che aveva un certo potere sulla regina, a ricordarle con garbo che il giorno prima era morta Mrs Dillon. Maria Antonietta capì la gaffe e arrossì vistosamente. Questa indelicatezza fece il giro di Versailles in poco tempo, arrivando fino alle orecchie di Henriette, che non perdonò alla regina di aver pianto sua madre solo per un giorno.

Diversi parenti di Henriette ricoprivano a corte incarichi importanti e il matrimonio di Henriette con il conte de la Tour du Pin de Gouvernet fu in un certo senso agevolato dai legami della sua famiglia con la corte di Versailles. Il matrimonio fu celebrato nella cappella della reggia ed Henriette ottenne la nomina a dama d'onore. Prima però dovette essere formalmente presentata a corte e la cerimonia di presentazione ci è narrata da lei stessa con arguzia, nelle sue memorie; un passo incredibilmente ricco di dettagli su quella che era tra le cerimonie più frequenti di Versailles. Fu la principessa d'Hénin, sua zia, a condurre Henriette da Monsieur Huart, un maestro di ballo specializzato nel prepare le giovani dame alla presentazione ufficiale.