domenica 24 dicembre 2017

La Nemica

Si può raccontare in modo avvincente una storia saccheggiata dal cinema, dalla letteratura (tra cui Alexandre Dumas) e perfino da un cartone animato come Lady Oscar? La risposta è sì. La giornalista scrittrice Brunella  Schisa è riuscita a rimettere in scena la colossale truffa che l’avventuriera Jeanne de la Motte mise in piedi ai danni di Maria Antonietta. La storia è nota come “Lo scandalo della collana”. Più che una collana, in realtà si trattava di un pettorale composto da 650 diamanti, pesante quanto 500 chili d’oro. Una vicenda rimasta in parte oscura, che l’autrice dipana muovendosi con perizia tra una montagna di fonti storiche. Un romanzo da divorare, che  attraversa gli anni cruciali della Rivoluzione francese, dal 1785 al 1791, raccontata con occhio cinematografico e precisione storica. 

Cominciamo da Jeanne de la Motte de Valois.  Chi era?

«Una donna bellissima, affascinante: bionda, occhi azzurri, un corpo sensuale. Nelle sue vene scorreva il sangue dei re di Francia perché era discendente diretta di Enrico II di Valois. Il padre, un miserabile morto quando lei era bambina, l’aveva cresciuta nel mito dei Valois, e dunque Jeanne aveva con un’unica ossessione: risalire la scala sociale, arrivare a Versailles e chiedere a Luigi XVI la restituzione dei suoi beni».

E ci riesce?
«No,   ma   ci   prova.   Comincia   la   sua   ascesa   sposando   un   nobile   di   provincia squattrinato, Nicolas de la Motte, così può fregiarsi del titolo di marchesa. Siccome è una donna astuta e affascinante, alla fine trova le risorse sufficienti per arrivare a Parigi, e da lì a Versailles. Vuole consegnare una petizione a tutti i ministri e ai potenti del regno in cui chiede danaro, le terre dei Valois e il titolo. A corte però trova un muro impenetrabile. Prova perfino a farsi notare da Maria Antonietta svenendo nella Galleria degli Specchi al suo passaggio, ma la regina non la nota». 

Presunto ritratto di Jeanne Valois de la Motte - Elisabeth Vigée Le Brun

E allora come fa?
«Semplice, plasma la realtà ai suoi desideri. Incomincia a raccontare in giro di essere entrata nelle grazie di Maria Antonietta, di appartenere al suo clan, tanto nessuno può sbugiardarla. È talmente convincente nella sua menzogna, che nella sua rete cade uno degli  uomini   più  importanti   e  ricchi   di   Francia:   il   cardinale   de   Rohan,   grande elemosiniere di Francia. Un ingenuo che soffre dell’inimicizia di Maria Antonietta».

Jeanne cosa fa credere al cardinale?

«Che potrebbe riavvicinarlo alla regina. Maria Antonietta detesta cordialmente Rohan non gli rivolge la parola da tredici anni. Jeanne comincia a produrre e a mostrargli delle lettere false nelle quali Maria Antonietta si dice disposta ad ammorbidirsi nei suoi confronti, e per essere più convincente li fa incontrare».

Ma come?
 

«Usa una controfigura e combina l’incontro in una notte senza luna in un boschetto a Versailles. L’abboccamento dura pochi secondi, il cardinale è troppo emozionato per accorgersi dell’inganno».

Sembra una commedia galante.«Invece è tutto vero. C’è stato un processo, è tutto agli atti. Quando si dice che la realtà supera la fantasia…».

E allora?

«Allora quando l’ha cotto a puntino manda a Rohan una lettera di Maria Antonietta in cui la regina gli chiede di trattare per suo conto con i gioiellieri di corte l’acquisto di una favolosa collana di diamanti di duemilaottocento carati. Il cardinale ubbidisce e i gioiellieri pure. Appena Jeanne è in possesso della collana, la smonta e spedisce il marito a vendere le pietre in Inghilterra. Così finalmente ottiene gli agi agognati. È talmente megalomane che non si preoccupa di fuggire col bottino, anzi dà sfoggio della sua ricchezza».

La ricostruzione della Collana dello Scandalo - Castello di Breteuil.


Ma alla fine verrà scoperta e punita.
«Ovviamente.   Sarà   arrestata,   processata   e   condannata.   Trascinata   sul   patibolo, frustata dal boia e marchiata con la lettere V, di voleuse, ladra e poi imprigionata a vita alla Salpêtrière. Il mio romanzo inizia proprio dal patibolo».

Praticamente quando la storia è finita.

«Dove in genere finiscono i film, i romanzi e i libri sull’affaire del collier. Ma non il mio. Perché Jeanne de la Motte evaderà in modo rocambolesco, aiutata dai nemici della corona. Fuggirà a Londra e da lì scriverà dei memoir contro Maria Antonietta. Cumuli di falsità che si vendono come il pane e fomenteranno l’odio per la regina».

Nel suo romanzo tutti i personaggi sono reali, salvo il giornalista Marcel de la Tache, perché?
«Perché mi serviva un testimone di quegli anni. In sottofondo c’è un paese affamato e lacerato dalla povertà. Jeanne de la Motte diventerà per i rivoluzionari un’arma formidabile contro Maria Antonietta. Con le sue menzogne distruggerà la reputazione già compromessa della regina. Anche durante il processo farsa prima di condurla al patibolo, Maria Antonietta ha dovuto ribadire di non avere mai conosciuto Jeanne de la Motte, né di avere mai avuto tra le mani la collana. Direi che Jeanne ha accompagnato per mano Maria Antonietta alla ghigliottina».


Ringrazio Brunella Schisa per la disponibilità.

mercoledì 13 dicembre 2017

La richiesta di grazia di Madame de Bellegarde

Nella stampa in basso è rappresentata Maria Antonietta che accoglie la richiesta di grazia di Madame de Bellegarde per il marito. La Regina che allora aveva quasi 22 anni, è circondata dal conte e dalla contessa di Provenza. dal conte e dalla contessa di Artois e dall'imperatore Giuseppe II che all'epoca era in visita a Versailles.

Antoine-Jean Duclos after vicomte Charles Henri Desfosses, 1778


Il colonnello de Bellegarde era stato incaricato da Choiseul di riorganizzare gli arsenali parigini, in particolare per quanto riguardava la rimozione di armi obsolete che sarebbero dovute essere trasportate per la rottamazione alla fabbrica di Saint-Etienne. Nuove armi furono realizzate ma vendute sottobanco agli americani a prezzi ritenuti troppo bassi. Bellegarde fu accusato di questo crimine di collusione con l'acquirente principale. Luigi XV ordinò che fosse consegnato alla giustizia assieme ad un militare di nome Moutier. I due imputati, non in grado di difendersi, furono condannati alla reclusione, ( vent'anni per Bellegarde imprigionato nella fortezza di Pierre-Encize; mentre Moutier, bloccato all'Abbazia di Saint-Germain, fu rilasciato il 7 ottobre 1775 su cauzione di 250.000 livres.) 

Con l'avvento dei nuovi sovrani, Madame de Bellegarde chiese grazia per il marito a Maria Antonietta. La regina richiese una revisione degli atti e un nuovo processo che si svolse il 17 Gennaio 1778 e assolse Bellegarde.

Bellegarde era probabilmente colluso, ma la grazia fu sollecitata dietro richiesta del partito di Choiseul cui la regina fu sempre grata per le nozze francesi, oltre che dagli ambienti militari che minacciavano sommosse.

La sala delle porcellane

Realizzata nel 1769 durante il Regno di Louis XV, questa camera, facente parte degli appartamenti privati del Re, fu concepita come sala da pranzo per il sovrano e la sua cerchia di intimi, ma Luigi XVI e Maria Antonietta, di fatto, non presero mai i loro pasti in questa stanza. Fu tra queste mura che prese piede a Versailles la "Cena di Società" . Si trattava di una cena a metà strada fra la grande Cena Ufficiale e quella completamente privata a cui partecipavano circa una quarantina di nobili. Se il numero dei commensali eccedeva,  si provvedeva ad imbandire le tavole anche nell'adiacente sala da biliardo.
Il nome "Stanza delle porcellane" è da attribuirsi al fatto che Luigi XVI, in occasione delle festività natalizie, usava questo ambiente per presentare al pubblico i pezzi di porcellana di Sèvres di manifattura più recente, di cui era grande estimatore e collezionista. Alcuni di questi pezzi sono ancora considerati fra i più raffinati e costosi soprammobili mai realizzati dalla manifattura di Sèvres


Pierre de Nolhac scrive:
"Il Re e la Regina vedevano Boizot (un famoso scultore che realizzò diversi busti della sovrana) meglio ancora, a Versailles, nel periodo dell'esposizione annuale dei prodotti di Sèvres. Essa si faceva nel periodo di Natale negli appartamenti del Re, che si liberavano a metà dicembre e che restavano fino all'Epifania a disposizione degli artisti della Manifattura. Per quindici giorni la famiglia reale e tutta la Corte vi facevano i loro acquisti ed era un'occasione per valorizzare le nuove opere degli atelier, tra i quali i bisquit avevano sempre un posto importante. Luigi XVI amava aiutare a togliere gli imballaggi e spesso rompeva, ridendo, dei pezzi preziosi; anche Maria Antoinetta si interessava a questa bella esposizione, dove Boizot poté studiare ogni anno il suo viso..."





sabato 4 novembre 2017

Maria Antonietta nelle vesti di Ebe

Maria Antonietta a 18 anni in un dipinto di François Hubert Drouais che la ritrae nelle vesti di Ebe, la coppiera degli dei, intenta a versare nettare al padre Zeus, nelle vesti zoomorfe di un'aquila. 

Simbolo di eterna giovinezza, di grazia e di purezza, il mito di Ebe trovò larga fortuna tra le signore dell'alta società che richiedevano espressamete di essere ritratte nelle vesti della dea; innumerevoli sono i ritratti allegorici dell'epoca ispirati a questa figura mitologica.
Il successo di Ebe fu probabilmente dovuto al fatto che le signore cercavano di rispolverare miti meno noti per stupire con nuovi soggetti e dimostrare così la propria erudizione.

Il ritratto che oggi si trova a Chantilly (Museo Condè) fu commissionato da Luigi XV, da mettere come soprapporta assieme al ritratto della contessa di Provenza nelle vesti di Diana, per il suo gabinetto a Choisy. 


L'anello di Fersen

Ricostruzione dell'anello inviato dalla regina a Fersen
Di recente il sito Historiae Secrets ha messo in vendita la ricostruzione dell'anello che Maria Antonietta inviò a Fersen per mezzo del conte Valentin Esterhazy. 

La regina scrive infatti al suo amico ungherese in data 5 settembre 1791: "Sono lieta di trovare questa occasione per inviarvi un piccolo anello che sicuramente vi farà piacere. Si vende qui in modo prodigioso da tre giorni e si fa molta fatica a trovarne. Quello che è circondato dalla carta è per Lui; fateglielo portare per me; è giusto la sua misura; l'ho portato due giorni prima di imballarlo. Ditegli che è da parte mia. Non so dove sia, è uno spaventoso supplizio non avere nessuna notizia e non sapere neppure dove dimorano le persone che si amano...".

Il conte Valentin Esterhazy amico devoto di Maria Antonietta


Esterhazy ricevette in effetti due anelli, uno per sé, e un altro per Fersen. E' interessante notare che la regina si riferiva a Fersen chiamandolo "Lui" con la "L" maiuscola, esattamente come Fersen si riferiva a lei chiamandola "Elle" con la "E" maiuscola. I due anelli dovevano essere identici e lo stesso Esterhazy, in una lettera alla moglie che si trovava in Russia, in data 21 ottobre 1791, ce ne fornisce una descrizione:


venerdì 27 ottobre 2017

Fersen e l'anello di Luigi XVI

Il conte di Fersen
E' la notte del 21 giugno 1791. La famiglia reale, con l'aiuto del conte di Fersen, è fuggita dalle Tuileries e viaggia su una berlina guidata dallo stesso conte. Fersen vorrebbe condurre lui stesso i reali a Montmédy dove avrebbero trovato le truppe di Bouillé ma Luigi XVI fa arrestare improvvisamente il convoglio ed ordina a Fersen di andare via. Gli storici si sono a lungo chiesti il motivo di questo ordine; ufficialmente il re non voleva che il conte mettesse a repentaglio la sua vita per condurli in salvo ma quasi certamente in questa decisione giocò molto anche il senso di dignità del sovrano. Luigi XVI non ignorava il legame che c'era tra il conte e Maria Antonietta, ed avere al suo seguito il presunto amante di sua moglie, era troppo anche per un tipo flemmatico come lui.
Prima di separarsi il re donò a Fersen un anello; era un anello d'oro in granato con incisa l'effige di Diana cacciatrice; un debito d'onore per la dedizione dimostrata dal conte alla famiglia reale. 


Tre anni più tardi Fersen affidò il prezioso anello al duca di Brunswick, sconfitto a Valmy, nella speranza che l'anello potesse un giorno tornare nelle mani del legittimo re, il piccolo Luigi XVII.

mercoledì 11 ottobre 2017

Versailles segreta

La scala dei "Dupes". La scala prende a prestito il nome di una giornata passata alla
storia come "Il giorno degli ingannati" che decise la sorte di Maria de'Medici
mandata in esilio per volere del figlio Luigi XIII su istigazione del cardinale Richelieu.
La scala è la più antica del palazzo e risale appunto a Luigi XIII. Dall'aspetto medievale
il passaggio non era destinato ad un uso pubblico e di conseguenza pareti e gradini
non furono decorati. Maria Antonietta utilizzava questa scala per raggiungere il suo bagno
a piano terra. Il passaggio congiungeva gli appartamenti privati della regina al piano nobile
con gli appartamenti privati della regina al secondo piano e arrivava direttamente
nell'appartamento destinato al conte di Fersen che si trovava al secondo piano.

Come ogni castello che si rispetti, anche Versailles ha i suoi passaggi segreti. Tali passaggi erano principalmente usati dalla servitù per divincolarsi in quel dedalo di stanze, appartamenti, corridoi che era la reggia; all'occorrenza venivano usati per raggiungere discretamente luoghi di appuntamento e appartamenti privati. Molto nota la scala segreta che collegava l'appartamento di Madame de Pompadour a quello privato di Luigi XV. Pare che la duchessa di Mirepoix disse alla Pompadour: "Quel che ama il re è la vostra scala".

Un aneddoto narrato da Clery e riportato anche da Pierre de Nolhac nel suo libro "Marie Antoinette à Versailles", ci apre uno scorcio su questi passaggi: 

"Un giorno la Regina, aprendo con forza l'ultima porta del corridoio che comunicava con l'appartamento di sua figlia, ruppe nella serratura il passe-partout che serviva ad aprire tutte le altre porte in modo che, dopo aver richiuso quella appena varcata, Sua Maestà si trovava imprigionata in un corridoio buio, ricevendo della luce solo da un oeil-de-boeuf che dava sul gabinetto dove mi trovavo. La Regina mi vide attaverso la vetrata, bussò, e forzando un po' la voce, mi ordinò di andare nei suoi piccoli appartamenti a cercarle un altro passe-partout. Non si trattava di un lungo tragitto ed era appunto per evitarlo che questi corridoi erano pratici. Fui talmente rapido ad eseguire i suoi ordini che, non potendo sapere che fossi già io che stavo arrivando, ella ebbe un moto di spavento. Il pezzo del primo passe-partout era rimasto nella serratura, e questo impediva di servirsi di quello che avevo portato io; così la Regina non potendo arrivare per di là all'appartamento della figlia si vide costretta a ritornare al suo. Ella mi fece l'onore di appoggiarsi al mio braccio, e la ricondussi al suo appartamento. Sopraggiunse il re e la regina gli raccontò la storia del passe-partout.
Un momento dopo, Luigi XVI, tornò munito di strumenti da fabbro: - Venite, Madame - disse alla Regina - andiamo a riparare l'incidente del passe-partout. 
La serratura fu presto smontata e la Regina andò da sua figlia.
Ma il Re volle completare la riparazione. Restato per fargli luce, fui testimone di una scena molto comica.
Il Re aveva rimontato la serratura, e, per provare se la chiave girava bene, era uscito da questo lato del corridoio; la luce che tenevo in mano non rischiarava l'altro lato; si trovò quindi all'oscuro. Il caso volle che Delmas, valletto di camera, aspettasse un fabbro per lavorare nell'appartamento di Madame. Vedendo un uomo che gli voltava le spalle e che faceva muovere la chiave in tutti i sensi, lo prese per questo operaio, si avvicina e lo colpisce in modo un po' brusco sulla spalle e gli dice: -Ehi! vecchio, vi fate ben aspettare!
Il Re apre la porta, si gira, e Delmas, riconoscendo il suo padrone, caccia un grido di spavento. La Regina, che lo sente, accorre nell'appartamento di Madame e vede da un lato Delmas spaventato, e dall'altro il Re che ride a crepapelle e che scuote le spalle. Le loro Maestà, toccate dalla confusione del povero Delmas, lo rassicurarono con bontà".

martedì 12 settembre 2017

Maria Teresa. La sovrana riformatrice che salvò l'impero degli Asburgo

Maria Teresa d'Austria in un magnifico ritratto ottocentesco del
pittore Alois Hans Schram, 1894
Il 13 maggio 1717, nasceva Maria Teresa d'Austria. Quest'anno se ne celebra il tricentenario e ovviamente a Vienna non sono mancati mostre ed eventi per rendere omaggio a questa grande donna che fu madre di Maria Antonietta. 
Scrisse di lei Federico il Grande: "Ella introdusse nelle sue finanze un ordine e un'economia ignoti ai suoi predecessori, e sotto i suoi auspici l'esercito acquistò un tale grado di perfezione quale non era mai stato raggiunto sotto nessuno dei suoi predessori. Una donna attuò un disegno degno di un grande uomo." Parole bellissime e dense di ammirazione che diventano ancor più significative se si considera che provenivano da un misogino per antonomasia che con Maria Teresa fu sempre ai ferri corti.

Pare dunque impossibile che in Italia questa grande sovrana, cui soprattutto la Lombardia deve molto, sia stata così poco ricordata in questo anno che ne celebra il suo trecentesimo compleanno. Solo qualche evento locale ma pur sempre di nicchia, alcune vecchie biografie ristampate, nessun programma televisivo in prima serata che parlasse in maniera approfondita di lei. E' perciò degna di nota la recente uscita di una nuova biografia dell'imperatrice, data alle stampe nel maggio di quest'anno: "Maria Teresa. La sovrana riformatrice che salvò l'impero degli Asburgo".

Ce ne parla in maniera più approfondita l'autrice, Licia Campi Pezzi, già nota per altre due biografie “Sissi. La regina delle Dolomiti” e “Francesco Giuseppe. Una dinastia al tramonto”:



Perché una biografia su Maria Teresa?

Con il trecentesimo anniversario della nascita dell’imperatrice sono stati pubblicati vari libri su di lei, anche da case editrici importanti. Mi ha però stupito che fossero in massima parte riedizioni e non lavori originali, come se questa grande protagonista della storia non meritasse uno studio approfondito e qualche sforzo in più per mettere in luce nuovi aspetti della sua personalità.
Leggere e scrivere sono state le mie grandi passioni fin da ragazzina: anche oggi, la mia casa è piena zeppa di libri anche in posti insoliti,  dalla soffitta, al terrazzo, per finire nel bagagliaio della mia auto.
Oltre a scrivere, insegno presso il Liceo Russell di Cles, ma spesso mi rendo conto che l’occupazione che mi assorbe di più è quella di mamma: incredibilmente, i figli hanno sempre bisogno di qualcosa! Questo è un altro dei motivi per i quali ho deciso di scrivere un libro su Maria Teresa. Mi chiedevo come avesse fatto, avendo avuto ben 16 figli, a svolgere egregiamente un ruolo tanto impegnativo come quello di imperatrice. 

Cosa ti ha affascinato di lei?

In molte sue lettere, si capisce che si considerava comunque una madre di famiglia ed è curioso notare che spesso i documenti di Stato da lei esaminati, portano macchie di caffè. Era inoltre una persona molto umile, che si avvaleva di parecchi collaboratori, anche se alla fine si assumeva la responsabilità di decidere in prima persona. 
Un altro aspetto che mi ha sempre affascinato di lei è l’introduzione dell’istruzione obbligatoria. Essendo un’insegnante, ritengo questa riforma davvero fondamentale e in grado di cambiare il mondo. Inoltre, visto che vivo in provincia di Trento ho avuto modo di studiare quanto sia stato importante per i sudditi dell’Impero poter accedere  all’istruzione obbligatoria a partire dal 1774, mentre nel Regno di Savoia ( e poi d’Italia) la prima riforma di questo genere porta la data 1859. Maria Teresa prescrisse sei anni di scuole elementari sia per i maschi che per le femmine e i più feroci oppositori della sua riforma furono proprio i contadini che non riuscivano a capire perché anche per i loro figli, destinati al lavoro dei campi, la cultura fosse importante.
Maria Teresa, pur essendo l’unica donna ad aver regnato, tra gli Asburgo, rappresenta un modello cui si ispirarono anche molti imperatori successivi, come Francesco 'Giuseppe.

Francesco Stefano e Maria Teresa ai tempi del loro governo in Toscana

Una sovrana che amava definirsi soprattutto la "madre" dei suoi sudditi ma che non rinunciò per questo alla sua sfera privata. Che cosa ti ha colpito di questo aspetto?

Riguardo alla vita privata di Maria Teresa, mi ha colpito il rapporto con il marito Francesco Stefano, davvero difficile da decifrare, soprattutto per noi del XXI  secolo.  Pur ritenendolo ( a ragione) incapace di governare ed essendo a conoscenza delle sue avventure extraconiugali, la rigorosa Maria Teresa, lo considerò fino alla sua morte e oltre il suo “adorato signore”. Per lei, il tradimento era insito nella natura maschile e infatti una delle sue frasi più celebri è “Per abolire la prostituzione, bisognerebbe abolire gli uomini.”
Un altro punto molto importante, riguarda la nostra percezione di Maria Teresa, che ricaviamo dai ritratti. Pensiamo sempre a lei come una donna anziana, vestita di nero, dall’espressione severa. Nel mio lavoro ha voluto dedicare spazio alla giovane Maria Teresa, che era stata allegra, esuberante e amante del ballo e dei divertimenti. 

Una splendida e giovanissima Maria Teresa in un pastello di Rosalba Carriera

Maria Teresa fu la madre di Maria Antonietta. Potresti riassumerci il tipo di rapporto che c'era tra di loro?

Riguardo al rapporto di Maria Teresa con Maria Antonietta, ho attinto dalla loro corrispondenza e ciò che mi ha colpito di più è stato  l’ascendente che l’imperatrice sapeva esercitare sulla figlia, anche se dopo il suo matrimonio non si videro più. Maria Teresa era una madre affettuosa, ma per lei lo Stato veniva al primo posto e pretendeva che fosse così anche per i figli. Per Maria Antonietta, l’affetto più importante era stato il padre, che perse ad appena dieci anni e in lei si trovano molti aspetti del suo carattere, sicuramente meno rigido e più propenso a godersi la vita rispetto a Maria Teresa. 

Hai indubbiamente condotto delle ricerche per poter scrivere questa nuova biografia che personalmente non vedo l'ora di leggere. Che tipo di lavoro hai svolto?

Per i  miei libri, cerco sempre di consultare le fonti originali in tedesco e devo ammettere che questa volta, con i testi scritti in caratteri gotici, ho avuto parecchie difficoltà, ma alla fine ne è valsa la pena.

Grazie Licia per la tua disponibilità e per averci fatto conoscere in maniera più umana questa grande donna.

Grazie a voi!


L'autrice:
Licia Campi nasce nel 1971. Laureata in Scienze Politiche, abita a Campodenno, provincia di Trento. Sposata da diciotto anni con Alessandro è mamma di tre figli: Alessio, Alessandra e Fabio. Ha pubblicato il suo primo romanzo a puntate (giallo) a 17 anni sul quotidiano locale “L’Adige” e nel 1999 il romanzo storico “Un muro di ghiaccio” con l’editore Curcu & Genovese, con il quale ha pubblicato anche “Aurora von Trapp” e due romanzi gialli, prima di dedicarsi alla saggistica con “Sissi. La regina delle Dolomiti”, “Francesco Giuseppe. Una dinastia al tramonto” e appunto, “Maria Teresa” pubblicato nel maggio 2017. 
Con le Edizioni Paoline, nel 2009 ha pubblicato un altro saggio storico "Amare. Storie di madri coraggiose.” Un suo articolo su Cesare Battisti è stato incluso nel libro edito da Mondadori nel 2006 “Narrare la storia. Dal documento al racconto”. 

domenica 11 giugno 2017

I capelli di Maria Antonietta

Maria Antonietta in un ritratto di Jean-Laurent Mosnier con
una tipica acconciatura piramidale
Maria Antonietta è nota soprattutto per le sue stravaganti acconciature. Nel corso degli anni la regina cambiò spesso look dettando le tendenze anche nel campo dell' hairstyle. Tuttavia prima di diventare la musa ispiratrice dei parrucchieri dell'epoca, Maria Antonietta aveva avuto dei problemi con i suoi capelli. E' noto infatti che prima di partire per la Francia venne inviato precipitosamente a Vienna un famoso parrucchiere parigino, certo Larsenneur, perchè rimediasse in qualche modo, al disastro che la governante di Maria Antonietta, la contessa Brandeiss, aveva combinato sulla chioma dell'arciduchessa. A furia di appiattirla sotto una larga fascia di cotone, e legarla strettamente dietro la nuca, la chioma era diventata floscia e snervata, mentre la fronte si era alzata di mezzo palmo.

Il principe Starhemberg scriveva:

  "L'imperatrice si illude che un uomo eccellente nel suo mestiere riesca a correggere, o per lo meno a nascondere, questo piccolo difetto o con un particolare taglio o con l'impiego di qualche rimedio innocuo studiato per favorire la crescita dei capelli di cui la fronte è rimasta sguarnita, o magari, in breve, con la pena che si darà per acconciare il tutto in modo che si addica al viso".

Larsenneur aveva servito la moglie di Starhemberg quando il principe dimorava a Parigi; non era un parrucchiere brillante ma si dimostrò adeguato al compito escogitando una pettinatura "semplice e decorosa", con i capelli tutti all'indietro, gonfi ai lati e rialzati sulla sommita del capo. Maria Teresa si disse soddisfatta ma un po' meno lo fu Maria Antonietta che essendo una ragazzina non ebbe il coraggio di obiettare. Si limitò solo, quando non era vista, a tirare i capelli più avanti, creando lei stessa una linea più aggraziata e sbarazzina che le dava un aspetto meno tirato e meno adulto.

giovedì 8 giugno 2017

L'orfanella del Tempio


Madame Royale in un'incisione che la rappresenta nel periodo della fuga di Varennes
Testimone oculare degli episodi più tragici vissuti dalla sua famiglia, Madame Royale fu anche l'unica sopravvissuta alla strage dei reali. Con la madre e il fratellino si ritrovò sul balcone di Versailles la mattina del 6 ottobre 1789 e le immagini delle teste delle due povere guardie issate sulle picche dovettero rimanerle impresse per sempre nella memoria; condotta a Parigi con la famiglia, visse il dramma di Varennes e l'assalto alle Tuileries. Ma sicuramente fu la tragedia del Tempio, in cui perse via via tutti coloro che amava e in cui cessò di essere tutto ciò che era stata fino a quel momento, il periodo più sconvolgente. Tre anni, dal 1792 al 1795, anni che avrebbero dovuto essere i più belli e spensierati della sua vita; aveva 14 anni quando entrò in quella prigione e ne uscì che ne aveva 17, un tempo lunghissimo se rapportato alla visione temporale di un adolescente.
Una principessa rinchiusa in una torre; potrebbe sembrare l'incipit di una fiaba dei Grimm ma la sua vita fu tutto fuorché una fiaba.

domenica 4 giugno 2017

Storia di Maria Antonietta di Edmond e Jules de Goncourt

Dal 18 maggio scorso, la Sellerio ha finalmente ridato alle stampe la biografia di Maria Antonietta scritta nel 1858 dai fratelli Goncourt. L'ultima edizione italiana, risaliva addirittura al 1932 ed è quindi un motivo in più per acquistare questa biografia che non può mancare nelle librerie degli appassionati della Reine. 

Nella vecchia edizione spiccavano le belle incisioni in acciaio di Gustave Staal che ricostruivano alcuni momenti della vita di Maria Antonietta; la nuova edizione contiene un'ottima introduzione di Francesca Sgorbati Bosi. 

La biografia risente un po' del tempo e andrebbe letta solo dopo aver appreso con più senso critico la storia di Maria Antonietta. I fratelli Goncourt si lasciano infatti prendere la mano, innamorati come sono del personaggio e come tali, pur non scrivendo cose errate, sono smaccatamente di parte. 

Probabilmente quando scrissero il libro, molti documenti oggi consultabili, non erano ancora disponibili, inoltre l'esecuzione della regina era ancora qualcosa di piuttosto vicino nel tempo e la biografia risente infatti della riabilitazione/santificazione di Maria Antonietta avvenuta già prima della Restaurazione. Già Napoleone aveva infatti pronunciato delle belle parole per la regina, vittima sacrificale della Rivoluzione.